Followers, una serie tv di Mika Ninagawa | Recensione

Buongiorno a tutti,

oggi sono qui per parlarvi di Followers, una serie tv giapponese del 2020 che mi ha sorpreso per i temi trattati e per l’intento di esaminare alcune ombre nascoste dietro i riflettori dello spettacolo. Mika Ninagawa, famosa fotografa in Giappone, dirige questa serie tv originale Netflix che racconta il costo del successo.

Ci troviamo a Tokyo al giorno d’oggi e seguiamo la vita di alcune donne e uomini che lavorano, o aspirano a lavorare, nel mondo dello spettacolo come fotografi, modelle, attrici, registi, manager, cantanti, direttrici di riviste di moda, youtuber etc.

Official Trailer di Followers, una serie tv Netflix diretta da Mika Ninagawa

Si sa che stare sotto i riflettori non è affatto semplice, ma Followers scava a fondo sui sentimenti e le difficoltà dei personaggi per far emergere le difficoltà e le debolezze umane davanti a un sistema troppo duro. È il caso, ad esempio, di Sayo – interpretata da Mika Nakashima – una cantante che, avendo superato una certa età, si sente costretta a competere con le ragazze più giovani. Ogni suo sforzo per cercare di ricevere apprezzamento dal pubblico e dalla stampa sfocia solo in altre critiche: se prova ad apparire più giovane, viene criticata per essere troppo “sforzata”; se è naturale, allora viene accusata di essere troppo vecchia.

Le agenzie, a cui si affidano i giovani artisti, invece di aiutarli e sostenerli, a volte agiscono alle loro spalle per denaro e impongono regole severe. L’apparenza è tutto, soprattutto in una società dove il valore delle persone non è dato da attributi qualitativi, ma da attributi quantitativi: il numero dei followers. I social sono diventati giudici supremi che possono decretare la fortuna o la rovina della persona: attraverso un post o un video si ha la possibilità di farsi conoscere da qualche manager o agenzia; ma un post con una frase sbagliata può distruggere anni di sacrifici per costruire quella stessa carriera.

Il successo è qualcosa di bello e imprevedibile, che si può perdere con felicità per amicizie sbagliate e con estrema velocità come le star bambine che crescendo vengono spesso dimenticate.

Oltre a mostrare cosa accade all’ombra dei riflettori, Followers parla anche del desiderio di una donna single di aver un figlio, del dover conciliare la propria carriera lavorativa all’essere madre e denuncia una società a volte maschilista che vorrebbe imporre alla donna di lasciare il proprio lavoro per accudire la casa e i figli. L’omosessualità viene accennata, ma secondo me ancora poco affrontata.

Followers è una serie tv circolare: apre un cerchio con la prima puntata e lo chiude in modo perfetto con l’ultima puntata. Non è un racconto di suspence o colpi di scena, ma è una storia che cerca di portare a galla certe verità – o almeno ci prova – nonostante alcune scene o vicende più romanzesche.

E voi l’avete già visto? Cosa ne pensate?

Grazie per avermi letto anche oggi, a presto

Mimi

10 pensieri su “Followers, una serie tv di Mika Ninagawa | Recensione

    1. Ciao! Non conoscevo l’anime Perfect Blue, ma sono molto interessata ad approfondire il mondo delle “idol” quindi lo recupererò sicuramente. Grazie mille del consiglio! 🙂

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  1. Ciao! Ho avuto modo di appassionarmi ad alcuni drama coreani in lockdown e, per quanto questa serie mi sembri abbastanza diversa (e molto più attuale)…la segno subito in agenda. Grazie della dritta perché pare davvero valida!

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    1. Ciao, sono davvero felice! 😍 Io non ho visto drama coreani, come ti sono sembrati? Finora ho visto solo alcuni drama giapponesi, ma sono molto incuriosita anche dalle opere di Cina e Corea. Da quale mi consiglieresti di iniziare?

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      1. Ciao cara e grazie a te per la dritta! Non sono una conoscitrice esperta, purtroppo: ho all’attivo una serie abbandonata a metà e poi la surreale ‘Crash Landing on you’ ~ storia davvero originale di viziata ereditiera sudcoreana che atterra (letterale: con parapendio!) per sbaglio in Nord Corea. Qui troverà un nuovo mondo e, ca va sans dire, l’amore, nei panni nientemeno che di un inquadratissimo ufficiale dell’esercito. Piena di colpi di scena, flashback, fa ridere e piangere al tempo stesso; mai noiosa anche perché ad un certo punto l’epicentro si sposta dalla rurale Corea del Nord all’avveniristica Seul.
        È… come dire, qualcosa che non ti aspetti, e che a me è piaciuta molto. Ma i gusti son molto personali… Se provi, fammi sapere 🙂

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