La gabbia – Alexandre Postel | Recensione

Buongiorno a tutti,

girovagando per gli scaffali mi sono imbattuta in un libro che ha attirato la mia attenzione per la sua copertina particolare. Si tratta di La gabbia, un romanzo breve di Alexandre Postel pubblicato in Italia nel 2017 da Minimum Fax. Un romanzo breve – solo 107 pagine – ma assolutamente forte ed intenso.

Il narratore del romanzo è il protagonista, un giovane venditore di telefoni cellulari, che, su richiesta della psichiatra, racconta gli avvenimenti che hanno sconvolto la sua vita nel giro degli ultimi cinque giorni. Già dall’incipit della storia si può intuire la forza narrativa di Alexandre Postel:

“A voi, gente metodica, serve sempre un inizio. <<Partendo dall’inizio, ha insistito lei, provi a ripercorrere la strada che l’ha condotta (e qui si è soffermata, per delicatezza?, sulla scelta delle ultime due parole) fin qui >>. Il problema è che ogni volta mi torna alla memoria un inizio diverso.”

Per questa volta – ci informa il narratore – inizierà il racconto dal 30 aprile: il giorno in cui ha ricevuto la notizia della morte del padre, con cui non aveva più rapporti da almeno due anni. Quel giorno stesso è partito per il paese natio con l’obiettivo di alloggiare nella casa paterna per quei pochi giorni necessari a organizzare il funerale e raccogliere gli affetti del padre.

Tuttavia, non è molto il tempo per abbandonarsi al dolore, in quanto al suo arrivo nella casa paterna fa una terrificante scoperta: nella cantina c’è una gabbia in cui è rinchiusa una giovane donna. La domanda che inizia a tormentare il protagonista è solo una: che fare adesso? L’indecisione lo trascinerà in una serie di cause-effetto che trasformeranno cinque giorni in un vero e proprio incubo.

La gabbia - Alexandre Postel
La gabbia – Alexandre Postel
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Definirei questo romanzo forte per vari motivi: per le situazioni e le scene descritte, ma anche per i sentimenti che suscita nel lettore. Da una parte viene naturale biasimare le sue scelte e prendere le distanze dai fatti narrati; ma, dall’altra parte, si viene completamente assorbiti dalla narrazione e dal flusso dei suoi pensieri. I paesaggi descritti vengono distorti dai sentimenti del narratore e questo fa sì che aumenti il coinvolgimento del lettore. Il lettore quindi si sente anch’esso in parte colpevole e sente su di sé la gabbia del meccanismo innescato.

Lo stile di scrittura è incalzante. Il lettore entra a far parte di un meccanismo talmente grande da essere fuori da qualsiasi controllo. Diffidenza, rabbia, impotenza. Ci si sente una pedina di un gioco di cui non si conoscono le regole e fidarsi è impossibile. Alexandre Postel svela riga dopo riga le inquietudini della società contemporanea.

Ho amato il finale – e non mi succede spesso – perché, sebbene avessi intuito come si concludevano gli avvenimenti, quello che non mi aspettavo erano i discorsi e i risvolti psicologici del protagonista al termine del romanzo.

5 stelle su 5 in goodreads (profilo goodreads)

E voi lo avete letto? Cosa ne pensate? Fatemi sapere!

Grazie per avermi letto anche oggi, a presto

Mimi

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