Il mio pensiero su “La Gabbianella e il Gatto”

*Attenzione questo articolo contiene spoiler sul film di La Gabbianella e il Gatto e sul romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare scritto da Luis Sepúlveda

Buongiorno a tutti,

qualche giorno fa ero su Netflix alla ricerca di qualcosa da guardare che mi trasmettesse positività e tranquillità. Dopo un po’ di ricerche e vari trailer che mi avevano incuriosita, ma non convinta completamente, ho deciso di riguardare La Gabbianella e il Gatto, film d’animazione del 1998 realizzato da Cecchi Gori Group e diretto da Enzo D’Alò. Il film è basato sul romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare scritto da Luis Sepúlveda e pubblicato nel 1996.

Avevo letto il libro e visto il film numerose volte, tuttavia sono riuscita a cogliere nuovi particolari a cui non avevo prestato abbastanza attenzione in passato. Non finirà mai di stupirmi quanto possa cambiare la visione di uno stesso film o la lettura di uno stesso libro a distanza di tempo: le riflessioni che ne scaturiscono sono sempre diverse.

La Gabbianella e il Gatto è una storia estremamente positiva in cui sono contenuti molti insegnamenti importanti.

È una storia di integrazione. Il gatto Zorba e la gabbianella Fortunata appartengono a due regni animali diversi. Nonostante ciò, Zorba decide di mantenere la promessa fatta a Kengah, la madre di Fortunata: si impegna a proteggerla e ad aiutarla a crescere fino a quando arriverà il suo momento di prendere il volo. Tra i due nasce quindi una splendida amicizia che va oltre ogni differenza. Infatti, nonostante all’inizio i punti di diversità tra loro sembrino un ostacolo, pian piano si trasformano in un prezioso arricchimento.

Fortunata cresce con i gatti e impara a vivere come loro, tanto che si sente anche lei un gatto. Finché un giorno Pallino, un gatto del gruppo, gli rivela che lei è un gabbiano e pertanto non potrà mai essere come loro. Fortunata si sente come se il mondo le crollasse addosso: tutte le sue certezze scompaiono e comprende di essere cresciuta con un’idea di sé stessa completamente sbagliata. Il momento di sconforto, però, si rivela la spinta necessaria a ritrovare sé stessa e la propria strada. Fortunata tuttavia non è sola in questo nuovo percorso alla riscoperta di sé, perché al suo fianco ci sono Zorba e ai suoi amici.

“Ora lo so chi sono io Ed il cielo è il posto mio; E queste ali, lo sento già, Sono la mia libertà. Lontani cieli, oceani blu, Stan già chiamandomi: È questa la mia vita ed io Ora so il destino mio.”

Ad aiutarla ci sarà anche una bambina, dal cuore talmente grande e gentile da capire che anche gli animali hanno dei pensieri e dei sentimenti.

Uno dei fili conduttori del film è la poesia di Bernardo Atxaga intitolata I gabbiani. L’animo del poeta è il solo che riesce a mantenere quell’innocenza e quella sensibilità necessari per comunicare anche con chi è diverso e con chi non può utilizzare lo stesso linguaggio: non ci sono barriere per chi può volare. Il poeta vola grazie al proprio animo. E grazie all’amicizia con la gabbianella anche i gatti del porto possono volare.

Nella storia è contenuto anche un forte messaggio contro l’azione umana che sta rovinando l’ambiente e portando alla morte di molti esseri viventi. Il petrolio disperso in mare, chiamato la “peste nera” dai gabbiani, causa la morte di Kengah. Tutto ciò mi è sembrato terribilmente reale e le emozioni provate sono state ancora più intense con l’accompagnamento della canzone cantata da Ivana Spagna.

Un volo breve ma bello, questa vita mia  Ma nessun rimpianto si porta via. 

La vita è così fragile che a volte ci si sente su un filo sospeso, come degli equilibristi. Arrivano dei momenti in cui, però, bisogna avere il coraggio di essere sé stessi perché solo così si può volare. Ed anche quella pioggia insensata che a volte ci travolge, smetterà e ci porterà qualcosa: il vento o il sole. In ogni caso ogni giorno è un nuovo giorno per ricominciare perché, in fondo, vola solo chi osa farlo.

   I GABBIANI – poesia di Bernardo Atxaga

“Tutti i pomeriggi

si radunano i gabbiani

davanti alla stazione ferroviaria:

Lì ripensano ai loro amori.

Nel loro libro di memorie

due fiori di sandalo:

uno segna la pagina dei ponti,

l’altro quella dei suicidi.

E conservano anche una fotografia

del mendicante che, una volta, trasportava

gli scarti del mercato.

Ma il loro piccolo cuore

– lo stesso degli equilibristi –

per nulla sospira tanto

come per quella pioggia sciocca

che quasi sempre porta il vento,

che quasi sempre porta il sole.

Per nulla sospira tanto

come per l’interminabile

continuo mutare

del cielo e dei giorni. “

E voi avete letto il libro e/o visto il film? Cosa ne pensate? Fatemi sapere!

Grazie per avermi letto anche oggi, a presto

Mimi

7 pensieri su “Il mio pensiero su “La Gabbianella e il Gatto”

  1. Ciao Mimi! HO letto il libro, u bel po’ di anni fa, e mi piacque tantissimo, proprio per le tematiche racchiuse all’interno. So dell’esistenza del film, ma ancora non l’ho visto; mi sa proprio che lo cercherò! 😉 Molto bella la poesia, non sapevo che facesse da cornice al film… Ti auguro un felice fine settimana. Un abbraccio. ❤

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