Appuntamento in poesia #2

Buongiorno a tutti,

oggi vorrei leggere con voi uno tra i sonetti più celebri di Shakespeare, ossia il sonetto numero 18. Di fronte a sonetti come questi, tutte le parole diventano superflue e non posso non sentirmi piccola e invisibile. Ho deciso di proporlo qui sul blog perché vorrei che facesse parte di questo angolino in quanto è un sonetto che mi travolge con emozioni fortissime.

L’autore si chiede se può paragonare la persona amata a una giornata d’estate, ma questo paragone viene subito escluso già nei versi immediatamente successivi in quanto il suo amore è molto più equilibrato e duraturo. È un amore che va oltre lo spazio e il tempo ed è grazie alla potenza della Poesia che può trovare salvezza dall’oblio e rendere eterna la sua realtà. Infatti finché gli uomini respireranno e i loro occhi potranno vedere, le parole di questa poesia potranno dare vita e donare l’immortalità.

 

« Shall I compare thee to a summer’s day?
Thou art more lovely and more temperate.
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer’s lease hath all too short a date.
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimmed,
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature’s changing course untrimmed;
But thy eternal summer shall not fade,
Nor lose possession of that fair thou owest;
Nor shall Death brag thou wand’rest in his shade,
When in eternal lines to time thou grow’st:

So long as men can breathe or eyes can see,

So long lives this and this gives life to thee. »

 

« Posso paragonarti a un giorno d’Estate?
Tu sei più amabile e più mite.
Venti forti scuotono i teneri boccioli di Maggio,
E il corso dell’estate ha fin troppo presto una fine.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo,
E spesso la sua pelle dorata s’oscura;
Ed ogni cosa bella la bellezza talora declina,
spogliata per caso o per il mutevole corso della natura.
Ma la tua eterna estate non dovrà svanire,
Né perder la bellezza che possiedi,
Né dovrà la morte farsi vanto che tu vaghi nella sua ombra,
Quando in eterni versi nel tempo tu crescerai:

Finché uomini respireranno o occhi potran vedere,

Queste parole vivranno, e daranno vita a te.” »

 

Amo questo sonetto per molti motivi, ma in particolare per la forza dell’eternità che ne scaturisce. L’uomo è sempre stato affascinato dall’eterna gioventù e dal mito del sempre e per sempre. Rileggendo le grandi opere del passato troviamo molteplici figure immortali che sono tra le più affascinanti di sempre, basti pensare a Achille, Circe, Callisto. Anche Dante dipinge un amore eterno, quello tra Francesca e Paolo. La letteratura è ricca di questi personaggi e io ne sono sempre rimasta incantata. Credo però che l’immortalità che Shakespeare ha voluto donare alla persona da lui amata sia quella più concreta in quanto il sonetto stesso è immortale. La potenza del sonetto scaturisce anche dal gesto stesso dell’autore che fa ciò solo per amore ossia per salvare l’amato grazie alla forza dei suoi sentimenti. Oggi siamo abituati a regalarci oggetti costosi e a pretendere grandi e continui gesti per assicurarci dell’amore dell’altra persona. Shakespeare utilizzando solo delle parole, compie il gesto più bello e potente di tutti.

 

Grazie per avermi letto anche oggi, a presto

Mimi

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3 pensieri su “Appuntamento in poesia #2

  1. Condivido il tuo pensiero sul sonetto da te citato: è bellissimo! Amo molto Shakespeare, e di lui (o lei?) ho letto alcune opere ,tra cui i Sonetti, acquistati in edizione Mondadori, con traduzione a fronte, e devo ammettere che è una cosa splendida leggerlo! Grazie per averlo condiviso.
    Ti auguro un meraviglioso pomeriggio. 🙂

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