La verità sul caso Harry Quebert – Joël Dicker

Buonasera a tutti! Oggi sono qui con l’ultima recensione dell’anno. 🙂

“Il primo capitolo è fondamentale, Marcus. Se ai lettori non piace, non leggono il resto del libro. Tu come intendi cominciare il tuo?”

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Titolo: La verità sul caso Harry Qubert  Autore: Joel Dicker Pagine: 779 Editore: Bompiani Genere: giallo

L’altro giorno ho deciso di leggere tutti quei libri che, per un motivo o per l’altro, li avevo lasciati in sospeso nella mia libreria. Ecco perché per questo libro assocerei la parola “pulizie”, come quelle che si fanno in attesa del nuovo anno ( dato che siamo in tema). Ho deciso di iniziare con La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker, un romanzo di cui si è parlato moltissimo nel 2012 e che era stato “salutato come l’evento editoriale dell’anno”. Purtroppo devo dire che un po’ mi dispiace concludere le recensioni di questo 2015, parlando di un romanzo che mi ha lasciato un po’ delusa… Ma procediamo per ordine e vi dirò (in quanto opinione personale) cosa ne penso.

 

Perché non dire qualche parola sull’autrice?

Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985, figlio di una bibliotecaria e di un insegnante di francese. La verità sul caso Harry Quebert è il suo secondo romanzo che ha ottenuto il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012.

Ed ecco a voi la trama:

“Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.”

Cosa ne penso?

“Il secondo capitolo è molto importante, Marcus. Dev’essere incisivo, d’impatto”

Vi avevo già anticipato che questo libro rappresenta per me una piccola delusione, ma non sarei onesta se non vi dicessi che comunque ho apprezzato anche alcuni lati positivi.

“Allora, Harry: consiglio numero 17…Trasformare le idee…””in illuminazioni”

Vorrei quindi cominciare dagli aspetti che mi hanno permesso di portare a termine questa lettura, che può spaventare a prima vista per la sua mole, senza dovermi appellare al terzo diritto insindacabile del lettore: “il diritto di non finire il libro”. Ho molto apprezzato la scrittura di Joël Dicker che risulta molto scorrevole. Un altro punto a suo favore è la struttura dei capitoli che appare originale, scegliendo infatti di numerare i capitoli alla rovescia e assegnando per ogni capitolo un piccolo insegnamento che il maestro Harry Quebert dà al suo allievo, Marcus. Un altro elemento che rende il libro particolare è il fatto che il romanzo si riveli una serie di libri incastrati come dentro una matriosca. Nonostante questi aspetti positivi, ce ne sono molti altri che mi hanno lasciato un po’ delusa. Li vorrei spiegare ordinatamente, per fare chiarezza.

“Le carriere vanno costruite”

Credo che la struttura originale del romanzo che l’autore ha pensato, alla fine gli sia sfuggita di mano, rivelandosi un’arma a doppio taglio. Infatti gli insegnamenti di Harry Quebert in merito al diventare un grande scrittore, all’inizio di ogni capitolo, si sono rivelati spesso frasi racchiudenti luoghi comuni o che comunque trovavo un po’ banali. All’inizio ciò era quasi piacevole, ma con l’avanzare delle pagine sono diventate sempre più estenuanti. Inoltre ho considerato alcune parti superflue, chiedendomi a cosa potessero servire se non ad allungare il racconto. Il finale è stato ritoccato così tante volte che dopo aver concluso il libro avevo la strana sensazione di essermi persa qualcosa. Questi ultimi due aspetti, forse, causati dal ritmo serrato, che a primo impatto è un aspetto positivo, ma nelle ultime pagine rivela continui colpi di scena; e così appena credevo di aver concluso e capito finalmente come si concludeva la faccenda, ecco che tutto ricominciava da capo stravolgendo tutto. L’insieme, però, è stato stravolto così tante volte, che ad un certo punto mi è sembrato addirittura eccessivo. Anche il finale, in particolare ciò che riguarda le ultime rivelazioni, è risultato qualcosa di un po’ troppo esagerato, a mio parere.

“Il rimpianto è un concetto che non mi piace: significa il rifiuto di accettare ciò che siamo stati”

In ogni caso vorrei proporvi una riflessione che questo libro mi ha suscitato. Infatti,tra i vari dialoghi che compongo questo romanzo, quelli che mi hanno colpito maggiormente sono con l’editore, un uomo spregiudicato e dedito al guadagno. Mi sono chiesta se l’ambiente dell’editoria fosse realmente come è stato dipinto: un mercato in cui lo scrittore e l’editore offrono alla gente ciò che vuole sentirsi dire, influenzandola attraverso le campagne pubblicitarie. Un mercato in cui i gusti della gente cambiano velocemente a seconda della novità del momento.

“I libri sono diventati un prodotto intercambiabile: la gente cerca un libro che le piaccia, che la rilassi, che la diverta. E se non sei tu a darglielo, lo farà il tuo vicino, e tu sarai pronto per il dimenticatoio”.

La verità sul caso Harry Quebert, in generale, è un libro piacevole con cui passare il proprio tempo, credo che la mia delusione venga dal fatto che mi aspettavo qualcosa di più da un libro “salutato come evento editoriale degli ultimi anni”.

“Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute.”

Voi cosa ne pensate?

Nel frattempo vi saluto augurandovi Buon anno e ci vediamo nel 2016 con delle nuove idee che sto preparando e con nuove letture di cui parlare insieme.

Grazie per avermi letto anche oggi,

Mimi

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4 pensieri su “La verità sul caso Harry Quebert – Joël Dicker

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